Le opere

"Imparerai a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti..."
(L. Pirandello)

1912 - Carattere Fiero, Anima gentile


Rappresenta due differenti figure: La prima mostra un sovrano sacerdotale e dal lato opposto una fanciulla che appare addolorata e smarrita. Il primo esemplare fu fatto per Franz Rose nel 1912 ma andò distrutto perciò Wildt lo replicò in due marmi, tra cui uno andò disperso. Anselmo Bucci fece notare quanto il riferimento classico fosse carico di stili da echi lombardi ( “dama della reticella” dell’Ambrosiana) al liberty, alle dorature di Klimt. Nel marmo Wildt riprende e indaga sui temi della maschera e della androginia e del rapporto tra scultura e spazio come si evince dai due volti che hanno visioni frontali contrapposte allacciate dal vuoto centrale grazie a ciocche tentacolari di capelli femminili.

1910 - Maschera dell’idiota


“maschere… un soffio e passano, per dare posto ad altre. ciascuno ci racconta la maschera come può – la maschera esterna, perché dentro c’è poi l’altra,che spesso non s’accorda con quella fuori.”
(L. Pirandello 1908)

Questa opera rappresenta una persona che sorride con tutti i denti superiori ma non è raffigurato il mento, ciò va a sottolineare la volgarità di alcune risate.Ride e i suoi occhi sono pieni di vuoto e dicono “Il regno della terra è mio”. Nel 1903 Wildt realizzò “Spirito e materia” un lavabo conosciuto grazie a una fotografia d’epoca dove una maschera ridente ornava il centro di un mosaico. Intorno al 1918 Wildt rielaborò il solo elemento della maschera isolandolo, rimodellando i muscoli del volto e lasciando monca la mascella, ma comunque continuò a datare l’opera al 1903.



1915 - Il prigione


Si introduce il dilemma dell’uomo diventato prigioniero. Il personaggio digrigna i denti e geme, si suppone possa essere un antico guerriero oppure uno schiavo. Anselmo Bucci ha lodato questa opera considerando “Il Prigione” sfolgorante per l’eternità saettando a traverso il rastrello dei denti di un urlo atroce e Ugo Bernasconi individua una tematica fondamentale perché “Prigione” con la sua terrificante espressione riafferra l’equilibrio tra spontaneità e consapevolezza. Questo è il punto estremo della deformazione espressionistica iniziata con la “maschera del dolore”, con chiari riferimenti a Michelangelo con un recupero del rinascimento padano che altera la materia.

1911 - Vir temporis Acti


Il viso rappresenta la maschera del dolore che si potrebbe paragonare ad un animale ferito. Ha aspetti militareschi e influenze sia gotiche che barocche col seno a forma di fiore a formare un’allegoria provocante.

1915 - Un rosario MCMXV


"La vera solitudine è in un luogo che vive per sè e che per voi non ha traccia nè voce, e dove dunque l'estraneo siete voi"
(L. Pirandello)

Il viso esprime dolore e tormento, è diafana e ha le sembianze di una figura anoressica che rimanda al simbolo di un’anima universale ricattatrice ma sofferente. Questa opera è nata da una semplificazione di una figura più grande poi ridotta dallo scultore con le sole clavicole e asse del collo. L’anno inciso che è da considerare parte del titolo rimanda all'entrata in guerra dell’Italia e il tutto si tramutò in una riflessione sulla morte e sulla preghiera. Questa opera ha assegnato un ruolo importante nel sua carriera e fama come scultore grazie al suo ingegno d’artista definito come un purificatore della materia che sembra bruciare il peso delle creature umane per assumerne solamente l’essenza. Ci sono chiare ispirazioni alla sofferenza di Munch , il decorativismo di Klimt ed i colli lunghi di Modigliani

1918-19 La vittoria


Questa opera celebrava la vittoria della Grande guerra ma non è solo questo. La critica si accorse che c’era completa privazione di grazia architettonica e di linee cosa che poteva urtare in maniera consistente il buon senso estetico. Ma ci furono anche opinioni positive come quella di Margherita Scarfatti “Non ha corpo la sua Vittoria: è fulminea come il pensiero, lanciata in avanti, solo impeto aguzzo, solo ala impennata: prora di nave e fusoliera di aeroplano”. C’è una rinnegazione col marmo delle raffigurazioni femminili carnose planate sulle pizze italiane, la Vittoria è come una cometa che arriva a toccare la poetica futurista.

1982 - Vedova


Con questa opera Wildt volle ritrarre il busto della moglie e fu la sua prima opera da scultore la realizzò a 24 anni, fu presentata all'Esposizione Nazionale della società per le belle arti con il nome di “Atte” la libertà amata da Nerone.
Attirato dall'opera il Latifondista prussiano Franz Rose richiese il busto e intrattenne con l’artista un rapporto di mecenatismo che durò 18 anni. Questa è considerata da Wildt la sua prima scultura perciò è piena di elementi che piano piano svaniranno col tempo come il naturalismo, la resa luministica delle superfici, l’ambivalenza tra Eros e Thanatos, il tema del dolore e della morte e l’ispirazione letteraria. C’è una chiara ispirazione alla “Vestale” di  Canova del 1818.


1909 - Maschera del dolore


"Ciò che noi conosciamo di noi stessi, non è che una parte, forse una piccolissima di quello che noi siamo..."
(L. Pirandello)

Questo autoritratto fu eseguito alla fine dei tre anni di depressione che lo portarono  a impotenza creativa, infatti questa maschera rappresenta l’angoscia lungamente contenuta nell'impotenza di esprimersi. Wildt è stato influenzato fortemente da una matrice di espressionismo tedesco ciò si evince dalle orbite cave che vanno a riprendere le maschere teatrali dall'oro e dal movimento barocco dei volumi. Questa opera riprende il concetto di maschera in identificazione con la persona e della sua crisi esistenziale dell’Io come immagine unitaria.

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